espressioni offensive negli atti e nei verbali di causa

espressioni offensive negli atti e nei verbali di causa

La vicenda ha inizio allorquando un avvocato impugna davanti alla Corte di Appello di Roma  la sentenza del Tribunale di Roma che aveva deciso rigettandola l’azione da lui proposta ex art. 89 c.p.c. e/o ex artt. 2043 e 2059 c.c., nei confronti di un altra collega. La Corte di Appello ponendo a carico dell’attore soccombente le spese di ambo i gradi di giudizio ha confermato la sentenza del Tribunale.

L’avvocato ha impugnato la sentenza davanti alla S.C. la quale sul punto si è soffermata chiarendo due principi:   “l’azione di risarcimento di cui all’art. 89 cit. viene proposta davanti al giudice della causa”, resta, nondimeno, inteso “che ciò non è sempre possibile e in tali casi la domanda deve essere proposta in un giudizio separato”, una di queste ipotesi, in particolare “quando l’azione è proposta non nei confronti della parte, bensì del difensore” (da ultimo, Cass. Sez. 3, sent. 19 febbraio 2019, n. 4733, ; in senso conforme, tra le più recenti, Cass. Sez. 3, sent. 23 ottobre 2014, n. 22522; Cass. Sez. 6-3, ord. 29 agosto 2013, n. 19907, entrambe non massimate; Cass. Sez. 3, sent. 7 agosto 2001, n. 10916, Rv. 548865-01); ”  deve rilevarsi che costituisce principio costantemente affermato da questa Corte quello secondo cui sono da escludere “i presupposti per il risarcimento del danno ex art. 89 c.p.c., ove le espressioni contenute negli scritti difensivi non siano dettate da un passionale e incomposto intento dispregiativo, così rivelando un intento offensivo nei confronti della controparte, ma, conservando pur sempre un rapporto, anche indiretto, con la materia controversa, senza eccedere dalle esigenze difensive, siano preordinate a dimostrare, attraverso una valutazione negativa del comportamento della controparte, la scarsa attendibilità delle sue affermazioni” (da ultimo, Cass. Sez. 2, sent. 31 agosto 2015, n. 17325, Rv. 636223-01; in senso analogo Cass. Sez. 3, sent. 26 luglio 2002, n. 11063, Rv. 556286-01, nella quale, peraltro, si precisa anche che la “sussistenza dei presupposti per il risarcimento del danno di cui all’art. 89 c.p.c.” forma oggetto di una valutazione che costituisce “esercizio di un potere discrezionale del giudice di merito non censurabile in sede di legittimità”). Il provvedimento ha risolto sul piano assiologico il conflitto tra il diritto a svolgere la difesa giudiziale nel modo più largo ed insindacabile ed il diritto della controparte al decoro ed all’onore, l’art. 89 c.p.c.  attribuendo prevalenza al primo, nel senso che l’offesa all’onore e al decoro della controparte comporta l’obbligo del risarcimento del danno nella sola ipotesi in cui le espressioni offensive non abbiano alcuna relazione con l’esercizio della difesa” (così, in motivazione, Cass. Sez. 3, sent. n. 10916 del 2001, cit.).

About Avvocato

    You May Also Like

    Privacy Policy